Mom's Knives

Il primo numero del magazine è dedicato alla provincia, intesa non solo come categoria geografica, ma come condizione culturale, emotiva ed esistenziale. Attualmente sto lavorando al secondo numero, incentrato sul tema dei pirati. Ogni uscita nasce da un processo aperto: invito artisti, fotografi e scrittori a contribuire, reinterpretando il tema attraverso editoriali personali. Il magazine adotta un approccio lo-fi e analogico, che restituisce una consistenza emotiva alle pagine e mantiene un contatto diretto con la materia viva del sentire. Questa attitudine si riflette nella sua forma: testi scritti a mano, scansioni, frammenti sovrapposti, disegni, collage e fotografie sgranate costruiscono un linguaggio visivo che rifiuta sia la superficie levigata del digitale sia la logica performativa dell’algoritmo. In questo senso, Mom’s Knives si inserisce in una tradizione editoriale che nasce ai margini dei centri culturali dominanti. È il tentativo di costruire uno spazio altro, in cui tutto questo possa accadere. Al di fuori dei territori rassicuranti del concettualismo, il magazine cerca una forma di autenticità che nasce dal contatto diretto con ciò che accade. In un presente che tende ad anestetizzare, ordinare e normalizzare, Mom’s Knives risponde con intensità e disordine.